
Tre suore, tutte di età superiore agli 80 anni, hanno espresso grande emozione, in particolare suor Gesuina Mangion, poiché ora sono state ritirate dal Dar tal-Providenza a causa della loro avanzata età dopo aver prestato oltre 50 anni di servizio alla comunità di accoglienza. Le suore di Saint Jeanne Antide Thouret – note comunemente come Suore della Carità –, in passato, erano state invitate a continuare a prestare i loro servizi nel Dar tal-Providenza, fondata da mons. Mikiel Azzopardi. Quella che è rimasta lì da più tempo, suor Gesuina Mangion – che ha 80 anni – ha detto che sarà difficile dopo aver prestato ben 41 anni di servizio nella residenza. Essa considerava i residenti come suoi veri stessi figli e subirà molto questo distacco per aver allevato alcuni di loro dai 16 ai 55 anni.

Suor Bernarda Buhagiar, insieme a suor Bertha Bezzina, lavora in casa da oltre 20 anni. Ha detto che la sua missione è stata quella di garantire che i residenti fossero a proprio agio e felici. Suor Lorenza è stata a casa negli ultimi 13 anni e ha detto che le sarà difficile lasciarsi alle spalle le persone con disabilità che ha amato così tanto. Ha detto anche che le mancheranno il Dar, i suoi residenti e il personale perché hanno sempre aiutato. La madre superiora, suor Nathalie Abela, ha affermato che la decisione, presa insieme alle suore del Dar tal-Providenza, è stata una fonte di dolore. Infatti, è stata una decisione difficile da prendere, ma la situazione e l’età delle suore l’hanno aiutata a prendere proprio questa decisione. Pur esprimendo il loro dolore per aver dovuto lasciare la missione, le suore hanno affermato che la stanno lasciando con la sicurezza e la pace mentale che il Dar continuerà a operare con la dedizione e con l’amore del suo direttore, don Martin Micallef, e del suo gruppo amministrativo.
Queste tre sorelle – eroine della carità di Cristo – hanno vissuto pienamente le parole che San Giovanni Paolo II ha pronunciato quando incontrò le Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret, il 19 maggio del 1995: “La vocazione che il Signore vi ha donato nella Chiesa è quella di evangelizzare i poveri aiutandoli a crescere come esseri umani e come figli di Dio. Si tratta di una forma privilegiata di apostolato che vi spinge a vedere nelle persone soggette ad antiche e nuove povertà il volto stesso del Cristo sofferente. È, questa, una testimonianza che si rivela particolarmente efficace nei confronti degli uomini del nostro tempo, sensibili più che alle dotte affermazioni sulla paternità di Dio, ai segni concreti della sua presenza nella loro vita. Voi, dunque, col vostro comportamento, con le vostre parole, con ogni vostra scelta siete chiamate ad offrire a chi vi avvicina la possibilità di fare un’esperienza in qualche modo immediata e personale della sollecitudine amorevole di Dio” (no.2).
di Fra Mario Attard